da Relazione Annuale IVASS 2019 – Considerazioni del Presidente Daniele Franco

In linea con l’impegno della Commissione Europea per il nuovo “green deal”, la revisione di alcuni importanti tasselli del quadro normativo può essere un’utile occasione per meglio definire la natura di lungo termine degli investimenti assicurativi e il loro ruolo nella transizione verso un assetto economico sostenibile anche sotto il profilo ambientale. Le decisioni che verranno prese potranno influire gradualmente sulla destinazione di investimenti che a livello europeo raggiungono circa 11.000 miliardi, quasi 950 dei quali relativi al sistema assicurativo italiano.

Proprio in questa fase, in cui è necessario ridisegnare il tessuto economico e industriale, va tenuta in considerazione l’esigenza di muovere verso un’economia innovativa, sostenibile e attenta ai valori ambientali. A livello europeo sono in corso di definizione le modifiche alle direttive Solvency II e IDD per rafforzare l’integrazione dei fattori ambientali, sociali e di governo societario (i cosiddetti fattori ESG) nel disegno dei prodotti assicurativi, nelle politiche di investimento, nei processi di distribuzione alla clientela e nella gestione dei rischi aziendali.

Vanno esplorate nuove vie, in primo luogo la possibilità di individuare forme di cooperazione pubblico-privato nella gestione di quei rischi che possono assumere una connotazione catastrofale, quali quelli derivanti da calamità naturali e da fenomeni pandemici.

Questi ultimi eventi possono avere una durata prolungata e impatti imprevedibili; è, pertanto, molto complessa la valutazione a priori dei rischi. Prime rilevazioni condotte in ambito europeo hanno evidenziato che al momento non esiste un mercato in grado di mitigare il rischio di pandemia, soprattutto quando si tratta di coprirne in modo adeguato anche gli effetti indiretti, come quelli di interruzione delle attività produttive.

In molti paesi si stanno esaminando i fattori sottostanti a questa carenza di protezione, per verificare la possibilità di introdurre soluzioni innovative a livello nazionale ed eventualmente anche continentale. Si tratta di modelli di cooperazione che combinano la valutazione e la prevenzione del rischio con il trasferimento del rischio residuo tra soggetti privati (mercato assicurativo e riassicurativo) e pubblici (nazionali ed europei) a condizioni di mercato.

Un siffatto modello potrebbe estendersi dalle pandemie alle altre tipologie di rischio che possono presentare connotazioni catastrofiche a livello anche sovranazionale, quale i rischi informatici.

Il convegno scientifico organizzato dall’IVASS sul tema della gestione assicurativa dei rischi delle catastrofi naturali, che abbiamo rinviato per le note ragioni e che stiamo riprogrammando per l’anno venturo, sarà un’importante occasione di confronto su questi temi.

La ricerca di una rinnovata collaborazione tra pubblico e privato è necessaria anche nel settore della sanità integrativa, che richiede misure organiche e realistiche di riordino delle prestazioni suppletive e sussidiarie dei livelli di assistenza del Servizio Sanitario Nazionale, nonché dell’assetto di regole e di controlli sulle diverse tipologie di imprese che vi operano.

Seguiamo con attenzione gli sviluppi della r.c. sanitaria, per il ruolo sociale di tutela dei pazienti danneggiati in conseguenza di errori nell’attuazione dei protocolli di cura. Le nostre rilevazioni evidenziano l’incremento del ricorso all’assicurazione da parte delle strutture sanitarie private e dei professionisti del settore mentre le strutture pubbliche si avvalgono in numero crescente di misure di auto-ritenzione del rischio integrate solo in via residuale da polizze a copertura dei grandi sinistri.