Nell’estate del 2020, in piena emergenza pandemica, il Parlamento europeo ha adottato un testo in cui la salute mentale viene definita “un diritto umano fondamentale’”. In una risoluzione, gli eurodeputati chiesero un piano d’azione 2021-2027 al fine di dare “uguale attenzione ai fattori biomedici e psicosociali della salute mentale”.

Tra Covid-19, guerra, crisi economica, le ricadute a livello mentale dello stato di costante di incertezza in cui si sta vivendo dopo due anni di pandemia, segnata da restrizioni fisiche e sociali, oltre che dalla paura del contagio, sono pesanti e a pagarne le conseguenze sono soprattutto i giovani.

In attesa di un programma europeo, secondo un report di Swiss Re Institute, gli assicuratori possono svolgere un ruolo chiave per migliorare la resilienza della salute mentale.

Un recente report di Swiss Re ha mostrato l’impatto della pandemia sulla salute mentale degli europei: il 40% degli under 35 hanno segnalato un deterioramento del proprio stato di salute mentale nel 2021. Disturbi psichici, depressivi, attacchi d’ansia sono tutte manifestazioni che poi si declinano in comportamenti di autolesionismo.

Di questo c’è consapevolezza e la salute mentale è diventata una priorità per gli europei di tutte le fasce d’età, tanto da far crescere la domanda di soluzioni sanitarie associate, compresi i servizi digitali.

Secondo gli analisti di Swiss Re la fornitura di servizi digitali alle giovani generazioni, tramite app per la salute, rappresenta per gli assicuratori un importante contributo a migliorare la resilienza della salute.

In generale, le piattaforme a supporto della salute mentale, così come la telemedicina e le app di H&W, stanno moltiplicando le loro funzioni, andando oltre i servizi medici tradizionali e ciò attira in maniera particolare proprio le giovani generazioni.

Secondo gli esperti di Swiss Re, gli assicuratori possono promuovere forme di assistenza preventiva, integrando le funzioni degli strumenti digitali all’interno delle polizze, magari anche unendo le forze con i nuovi player del mercato, e fornire un notevole supporto sociale.

Il report sottolinea come circa l’80% dei giovani europei sarebbe pronto a condividere i propri dati personali per migliorare i servizi sanitari e assicurativi.