L’attuale inasprimento della politica monetaria globale minaccia di mettere in difficoltà un più alto numero di governi rispetto al recente passato a causa dell’aumento dei loro costi di servizio del debito.

E’ questo il risultato di un sondaggio fra i capo-economisti del World Economi Forum pubblicato oggi. Quasi tutti gli economisti ascoltati prevedono crescenti rischi di insolvenza nei Paesi a basso reddito mentre il 26% degli intervistati pensa che l’eventualità possa riguardare anche le economie ad alto reddito.

Il bilancio umano della crisi in corso è grave e globale e rischia di erodere significativamente il potere di acquisto delle persone. I capo-economisti del World Economi Forum ritengono che gli aumenti dei salari non riusciranno a tenere il passo con l’aumento dei prezzi nel 2022 e nel 2023.

Questa opinione è condivisa dall’80% degli economisti per quanto riguarda le economie ad alto reddito e dal 90% per quanto riguarda le economie low-income.

Il continuo deterioramento del potere d’acquisto delle famiglie – spiega il report – aggraverà una situazione già difficile per coloro che hanno i redditi più bassi. “Nella nostra ultima indagine sui capi economisti, quasi sei intervistati su dieci si aspettano un aumento della povertà nei paesi ad alto reddito, mentre quasi nove su dieci si aspettano lo stesso nei paesi a basso reddito”.

Le prospettive per l’economia globale sono peggiorate e tre quarti dei capo-economisti pensano che una recessione sia probabile.

Quasi nove intervistati su dieci prevedono che la crescita in Europa sarà debole o molto debole, mentre sono leggermente meno pessimisti sulle prospettive di crescita della Cina, con il 67% che prevede una crescita debole o molto debole nel 2022 mentre per quanto riguarda gli Stati Uniti, oltre il 60% vede una crescita moderata o solida nel 2022 mentre gli ottimisti circa le prospettive 2023 sono meno della metà.

A contribuire alle prospettive deboli per la crescita globale sono i tassi di inflazione molto elevati, che hanno innescato un’ondata sincronizzata di forte inasprimento monetario con lo scopo di frenare i prezzi, ripristinare la credibilità dei target di inflazione delle banche centrali e impedire uno sganciamento delle aspettative di inflazione a medio termine.

Con l’eccezione della Cina e della regione Mena (Middle East-North Africa), il sondaggio del Wef indica tassi di inflazione costantemente elevati in tutto il mondo per il resto del 2022: “Il modello è particolarmente marcato negli Stati Uniti e in Europa, dove il 93% degli intervistati prevede che l’inflazione rimarrà elevata”, mentre le prospettive appaiono migliori per il 2023.