Negli ultimi 4-5 anni gli specializzandi non hanno più stipulato un’assicurazione privata professionale, il costo è diventato talmente elevato che sono necessari 15-20 interventi l’anno per pagarla“. Così il prof. Filippo La Torre, presidente del Collegio italiano dei chirurghi e docente all’università La Sapienza di Roma, commentando con PLTV gli sviluppi della Legge Gelli Bianco sull’assicurazione sanitaria dei medici.

Tra le diverse criticità di un testo ormai datato e da riscrivere, c’è anche il cosiddetto bonus/malus, che finisce per trattare il paziente – che ha una sua singola e irripetibile specificità clinica – come un’automobile, esportando un principio proprio di polizze e sinistri specifici dell’Rc auto nell’ambito della responsabilità sanitaria. Un meccanismo particolarmente controverso perché “il chirurgo è un ‘assassino’ fino a prova contraria – aggiunge La Torre -, per eseguire un intervento, infatti, deve per forza praticare una incisione e in 30 anni quasi il 100% dei chirurghi incorre nel rischio di un sinistro“. Nessuno, quindi, sarebbe esente da un malus.

Decisamente critica anche l’alternativa dell’auto-assicurazione da parte degli ospedali, che farebbe dipendere le strutture pubbliche dai bilanci delle Regioni, determinando una disparità di trattamento verso le imprese assicuratrici e un notevole aggravio sulle tasche di tutti i cittadini: “Era proprio uno dei punti che i decreti attuativi bocciati dal Consiglio di Stato doveva chiarire – spiega il dott. Alessandro Martella, presidente Associazione nazionale dermatologi ambulatoriali -, e rimastO invece nebuloso” anche nella bozza del nuovo decreto attuativo da presentare in commissione. Così come i rischi che corrono i medici privati che operano nel loro studio: “A parità di prestazione – nota tra l’altro Martella -, il premio non è calcolato in funzione della specialità ma di quello che fa, visita o intervento chirurgico”.

Risultato? “Il chirurgo non è più una professione ambita come una volta” confessa amaro La Torre. “La responsabilità del medico inizia nel momento in cui il cittadino fissa l’appuntamento, ma non finisce mai – afferma Martella -, continua anche dopo che il paziente uscito dallo studio, è chiaro che se in un contenzioso l’onere della prova spetta al medico questo deve necessariamente tutelarsi nella maniera più etica e professionale possibile, perché la medicina difensiva non giova a nessuno“.

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