Sembrava sparita, almeno dall’orizzonte dei Paesi ricchi. Invece, dopo un lungo letargo ecco l’improvvisa sgasata, ed è ancora inflazione.

Con picchi che non si vedevano in Europa da quasi 30 anni, sulla spinta dell’invasione russa in Ucraina, l’inflazione ha ripreso a martellare l’economia nei suoi punti deboli, creando altre complessità alla vita delle persone, delle famiglie e delle imprese. Anche quelle di assicurazioni. Abituati a un lungo periodo di tassi bassi, dove a fare paura era la deflazione, gli assicuratori si ritrovano davanti a un cambio di scenario. L’inflazione è una sfida perché erode la crescita dei premi nominali, incide sulla domanda globale e determina un aumento dei costi dei sinistri nei rami Danni.

Ed è soprattutto la Rc Auto a soffrire, segmento che in termini di premi vale il 34% del comparto Danni. Infatti, sono gli automobilisti i primi ad essersi accorti che le cose hanno cambiato verso. Dopo anni di calo della tariffa media Rc Auto, nell’ultimo anno si è invece registrato un incremento del 6,9%. Secondo le analisi dell’Osservatorio di Segugio.it, nel mese di ottobre il premio medio Rc Auto era salito a 362,4 euro, rispetto ai era di 339,1 euro nel 2021. Il perché di questi incrementi è abbastanza evidente. Ma questo è solo uno degli aspetti che riguardano le assicurazioni.

Ad esempio, il rialzo dei tassi e le tante problematiche scatenate dal conflitto in Ucraina, sono alla base dell’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani. A proposito del quale, il presidente dell’Ivass Luigi Federico Signorini ha detto che “l’impatto delle turbolenze di mercato sull’indice di solvibilità degli assicuratori italiani non è stato finora elevato. Nel regime prudenziale di Solvency II, basato su valutazioni al prezzo di mercato, gli aumenti dei tassi di interesse privi di rischio agiscono su entrambi i lati del bilancio degli assicuratori. Il fair value degli attivi diminuisce, ma diminuisce anche il valore attuale delle passività assicurative”.

L’accoppiata composta dall’impennata dei rendimenti e dall’aumento dell’inflazione incidono invece pesantemente sulla redditività degli assicuratori italiani. Durante il recente Insurance Summit del Sole 24 Ore, è stato sempre Signorini a spiegare che le plusvalenze nette non realizzate sono diventate negative da maggio. Questo fatto, unito alla diminuzione della raccolta premi, sta portando la redditività del settore Vita sotto lo zero”.

L’inflazione ha infatti inciso pesantemente anche nelle polizze vita, che presentano rendimenti reali negativi in paragone all’aumento del costo della vita. In forte sofferenza le polizze unit-linked che, essendo prodotti dal rendimento legato all’andamento del mercato azionario, avevano per anni controbilanciato i bassi rendimenti delle ramo polizze di Ramo I. Ma dall’altro lato, l’alta inflazione ha allontanato gli italiani anche dalle polizze vita tradizionali, che non possono offrire nell’immediato rendimenti reali.

Impossibile pensare che la fiammata dell’inflazione possa continuare a rimanere sui livelli attuali, ma è altrettanto improbabile che una situazione straordinaria come questa possa rientrare in tempi brevi, senza interventi di tipo, appunto, straordinario. Secondo il presidente di Unipol, Carlo Cimbri, “non basterà fare bene il nostro mestiere ma bisogna essere capaci di arricchire l’offerta con nuovi servizi che abbiano una coerenza con quello che è il posizionamento dell’azienda”.

Difficile dire quando troveranno fine certe prominenze sgradevoli. Secondo le analisi di Swiss Re l’aumento del costo della vita si è già fatto sentire rallentando la raccolta premi assicurativa complessiva del 2022 (-0,2% in termini reali), ma il settore tornerà a crescere del 2,1% all’anno in termini reali nel 2023 e nel 2024, grazie alla combinazione di fattori quali la riduzione dell’inflazione, l’aumento dei tassi nei rami danni e una ripresa della domanda di assicurazioni vita.

Inoltre, secondo gli esperti di Swiss Re, gli aumenti dei tassi di interesse delle banche centrali, dovrebbero migliorare i risultati degli investimenti degli assicuratori nel medio termine. “A nostro avviso, l’economia globale si raffredderà sensibilmente sotto il peso degli shock dell’inflazione e dei tassi d’interesse”, sostiene Jérôme Haegeli, capo economista del Gruppo Swiss Re. “La revisione dei prezzi del rischio nell’economia reale e nei mercati finanziari è in realtà salutare e positivo nel lungo periodo. Tassi privi di rischio più elevati dovrebbero significare rendimenti più elevati per gli investimenti nell’economia reale”.

Non resta quindi che attendere il passaggio della buriana, tenendo sempre ben presente che in questo tempo difficile gli assicuratori possono dimostrare il loro valore in quanto fornitori di resilienza finanziaria a tutti i livelli della comunità.