Gli attivisti del clima di vari collettivi hanno preso di mira da tempo i più importanti musei del mondo, trasformati in palcoscenico per le loro azioni di protesta.

L’ultima in ordine di tempo è andata in scena al Leopold Museum di Vienna una decina di giorni fa, quando gli attivisti di “Ultima Generazione” hanno spruzzato del liquido nero sul capolavoro del pittore austriaco Gustav Klimt “Morte e Vita”.

L’obiettivo degli attivisti non è certo quello di rovinare le opere d’arte, infatti ogni azione di protesta viene portata contro i vetri e le strutture di protezione delle opere, quanto quello di porre all’attenzione dell’opinione pubblica la questione del collasso ambientale: saranno l’ultima generazione a poter ammirare la bellezza di certe opere, in mancanza di interventi di mitigazione del cambiamento climatico. Questo il messaggio.

Tuttavia la serie di attacchi degli ambientalisti non ha fatto altro che moltiplicare le preoccupazioni degli attivisti per le minacce che proprio il cambiamento climatico sta portando al patrimonio artistico. Un portavoce della National Gallery di Londra, dove nel luglio scorso due attivisti si sono incollati a un capolavoro di 200 anni, ha dichiarato alla Reuters che in quel caso erano stato fatti solo lievi danni alla cornice dell’opera, mentre il Leopold Museum ha affermato che il quadro di Klimt non è stato danneggiato.

Nel mondo dell’arte e delle assicurazioni sono tuttavia diversi a credere che sia solo questione di tempo, prima che le opere vengano vandalizzate. Quasi 100 gallerie, tra cui il Guggenheim di New York e il Louvre di Parigi, all’inizio del mese hanno rilasciato una dichiarazione in cui affermano che gli attivisti “sottovalutano gravemente la fragilità di questi oggetti insostituibili”.

Al momento si tratta solo di attivisti per il cambiamento climatico, che sono principalmente liberali della classe media e non intendono davvero danneggiare le opere”, ha affermato Robert Read, responsabile dell’area art di Hiscox. “Ciò di cui ci preoccupiamo è che questa forma di protesta possa diffondersi ad altri gruppi, di certo meno sensibili e con un atteggiamento meno rispettoso di fronte all’arte”.

Anche se l’opera d’arte in sé non viene danneggiata direttamente, i costi di pulizia per riparare una cornice e rimontare un dipinto possono raggiungere decine di migliaia di dollari, ha affermato Filippo Guerrini Maraldi, responsabile Fine Art del broker Howden. “Il profilo di rischio è cambiato. Gli assicuratori potrebbero dire “Voglio un po’ più di soldi l’anno prossimo”, e cosa stai facendo per la sicurezza”?

Maraldi ha anche osservato che i collezionisti e i proprietari di opere e oggetti d’arte stanno diventano nervosi: “Abbiamo ricevuto diverse richieste da nostri clienti proprietari di opere esposte nei musei che chiedono che vengano riposte”.

Il mercato assicurativo dell’arte vale globalmente circa 750 milioni di dollari in premi. Le tariffe delle coperture assicurative sono aumentate di circa il 5% nel 2020 e nel 2021 e sono rimaste stabili quest’anno, ma gli assicuratori si aspettano un aumento per il prossimo anno.

Indipendentemente dalle proteste degli attivisti del clima, l’aumento della frequenza di incendi e inondazioni legati al riscaldamento globale che ha ispirato l’attivismo, probabilmente farà aumentare i premi assicurativi, secondo assicuratori e broker, oltre alla pressione posta sui premi dalla fiammata dell’inflazione. Jennifer Schipf, global chief underwriting officer – Fine Art & Specie presso Axa XL, si aspetta che i riassicuratori aumentino le tariffe durante la prossima stagione dei rinnovi del 1° gennaio 2023, il che potrebbe avere un impatto non trascurabile sul mercato dell’arte.