Secondo l’Italian Insurtech Association, che comprende oltre 200 operatori del comparto assicurativo italiano, il valore dei premi assicurativi legati alle polizze digitali potrebbe passare dai 5 trilioni di dollari raggiunti nel 2020 a livello globale a 10 trilioni nel 2030, quando le polizze online rappresenteranno circa l’80% del totale.

Proprio perché in ritardo rispetto al resto d’Europa, e dunque con maggiore potenziale di crescita, il mercato italiano sarà tra i più aggrediti nel 2023 da nuovi player come startup, imprese terze e Mga: agenzie di assicurazioni e riassicurazioni grossiste, particolarmente presenti negli Usa, che operano soprattutto su coperture specialistiche e hanno come clienti intermediari retail come agenti e broker. L’Osservatorio del Politecnico di Milano stima che in Italia gli investimenti in insurtech raddoppieranno dai circa 500 milioni di euro totalizzati nel 2022 fino a 1 miliardo nel 2023. Smart Mobility, Healthtech e Digital Bancassurance saranno i settori più attivi. Germania e Regno Unito sono già oggi ben oltre i 3 miliardi. Il connubio tra assicurazioni e tecnologia, compagnie tradizionali e startup innovative, impone di pensare a business model di lungo termine, beyond insurance, che eliminino i confini tra i tradizionali settori.

Spherical Insight & Consulting prevede che a livello globale il comparto possa crescere a un ritmo medio del 52% nei prossimi 9 anni trainato da IoT, lA, cloud, robotica e blockchain: strumenti capaci di migliorare le usability, automatizzare i processi e rendere intuitivi i preventivi e su misura e pay-per-use i prodotti. Ad esempio gli algoritmi che predicono guasti o malfunzionamenti, su tecniche di machine learning, possono supportare le polizze “parametriche” casa/property e, estraendo “senso” dal dato, rafforzare molte fasi della value chain. Sulla blockchain in particolare, oltre alla piattaforma Algorand per le fideiussioni, si attende anche la conclusione della sperimentazione del progetto OPS proposta da Share all’Ivass. C’è infine il Metaverso che, in ottica marketing e risk survey, nel tempo potrebbe offrire una modellizzazione “visiva” degli effetti dei sinistri.

Il fenomeno coinvolge pure il mercato del credito: l’ultimo esempio in ordine cronologico è l’entrata di Banca Valsabbina nel 10% del capitale della fintech Nyp Techfin, startup innovativa che si occupa di intermediazione, gestione e incasso dei crediti commerciali. Tornando alle assicurazioni, sempre l’IIA prevede che nel 2023 oltre il 90% delle compagnie avrà attivato collaborazioni in tal senso. “Big Tech come Amazon, Google e Apple hanno già mosso i primi passi – afferma il presidente Simone Ranucci Brandimarte -, possono portare competenze, dati sulle abitudini di consumo e piattaforme di distribuzione che permetteranno di avvicinare nuovi e più ampi target per la vendita di polizze digitali“. Il 60% circa dei clienti arriverà da nuovi segmenti, “ad oggi, infatti, solo l’8% della popolazione italiana ha sottoscritto una polizza che non sia l’Rc auto”.

Ciò include anche l’ottimizzazione dei canali distributivi e i processi di vendita, secondo logiche “omnichannel”, per venire incontro a alle nuove abitudini di consumo degli utenti influenzate dall’universo online. In questo momento di transizione dall’analogico al digitale, e per questo tipo di servizi che investono beni assoluti come la salute e la casa, l’interazione umana continua comunque ad avere il suo peso. Per questo le compagnie mantengono un approccio ibrido, “phygital”, affiancando alla tecnologia customer care dedicati che supportino e “rassicurino” anche umanamente il consumatore con una consulenza personalizzata: l’interazione resterà appannaggio dell’intermediario fisico. Di sicuro l’innovazione aumenta sia la competizione che la collaborazione.

Assicurazioni, doppia Sfida nel 2023: le esigenze della Generazione Z e i Competitor Digitali da integrare