Ok della Cassazione alle nuove tabelle del Tribunale di Milano per il calcolo del risarcimento del danno parentale.

Una svolta dovuta all’integrazione “a punti”, sul modello della tabella di Roma. Nella versione antecedente l’aggiornamento del giugno 2022, le tabelle milanesi erano considerate eccessivamente discrezionali, con una definizione troppo ampia e poco circoscritta delle categorie parentali e delle fattispecie della perdita. La richiesta della Suprema Corte di un’impostazione più precisa e puntuale ha spinto l’Osservatorio della giustizia civile del Tribunale meneghino ad accordare il sistema a punti con gli importi erogati negli ultimi anni dalle precedenti tabelle: una revisione approvata dalla Cassazione, determinando ora una liquidazione “equa, uniforme e prevedibile“.

Ma quale applicare ora, Milano o Roma? Le due tabelle infatti, pur ispirandosi agli stessi principi, si distinguono per valori, meccanismi di calcolo, legittimati attivi e quindi per monetizzazione finale. Un “doppio binario” liquidativo quindi, potenzialmente contrario al concetto di uniformità del risarcimento e possibile pomo della discordia anziché di conciliazione tra parti in causa in sede giudiziale. Per questo la sentenza della Cassazione auspica che il legislatore uniformi prossimamente le due tabelle in una sola, che fornisca un approccio certo e univoco.

Non è finita. La Cassazione ha anche ribadito che, in caso di decesso dopo un certo lasso di tempo dall’infortunio, il danno è ripartibile in due voci fenomenologicamente diverse, da accertare e liquidare separatamente: il danno biologico terminale – che si protrae dal giorno dell’infortunio al decesso – e quello morale catastrofale.

Il primo è un danno non patrimoniale che lede l’integrità psicofisica della persona e dà luogo a una pretesa risarcitoria, trasmissibile agli eredi del defunto, da commisurare solo all’inabilità temporanea e la liquidazione tiene conto della menomazione subita che culmina nella morte (se questa fosse immediata ricorrerebbe il danno al bene “vita”, non è risacibile iure hereditatis). Il danno morale catastrofale, invece, attiene alla sofferenza coscientemente patita dalla vittima e si utilizza un criterio equitativo puro, che tenga conto del caso concreto: tuttavia, per garantire un trattamento liquidatorio uniforme a livello nazionale, i giudici consigliano comunque l’utilizzo della tabella di Milano.