DBRS Morningstar prevede che il trend discendente dei premi delle polizze Vita in Italia continui nel 2023 a causa di: minore capacità di risparmio degli assicurati; presenza di forme di investimento alternative, più remunerative; elevati prelievi e riscatti.

Al contempo, gli alti tassi di interesse aumenteranno probabilmente il reddito da investimenti delle società. Quelle che beneficiano di una solida rete bancaria di affiliazione o partnership di bancassicurazione mantengono un vantaggio competitivo, che potrebbe portare a una generazione di entrate più resiliente a breve termine. Inoltre, l’elevata inflazione continuerà a impattare negativamente sulle compagnie Danni italiane. Secondo il report infine, a causa dell’elevata concentrazione di titoli di Stato in portafoglio, le assicurazioni italiane rimangono fortemente esposte al rischio di un ampliamento dello spread, componente diretta dei requisiti minimi di Solvency II.

La tecnologia digitale aiuterà il settore? Fino a un certo punto. In Italia gli investimenti in insurtech hanno totalizzato 250 milioni di euro nel secondo semestre 2022, portando il totale dell’anno a 450 milioni dai 280 del 2021: 50 in meno rispetto alle stime dell’Italian Insurtech Association. Un’accelerata insufficiente in confronto ad altri Paesi europei, come Gran Bretagna e Germania che sono oltre 3 miliardi. A dispetto di inflazione e incertezza macroeconomica, si prevede comunque che nel 2023 le compagnie assicurative italiane investiranno in tutto un miliardo in innovazione interna, collaborazioni con tech companies e – in misura minore – startup tecnologiche. Sono queste, secondo l’Investiment Index 2022, i veri partner delle compagnie per accedere a industria 4.0 e a nuovi target di clienti. Il Venture Capital, invece, l’anno scorso ha superato i 2 miliardi, tuttavia solo il 4% degli investimenti è finito in insurtech.

Nel 2022 il mercato assicurativo italiano ha attirato 70 milioni da altri Paesi, quasi 5 volte più del 2021: “Rimane molto appealing per player stranieri, a causa della bassa penetrazione e digitalizzazione – avverte Simone Ranucci Brandimarte, presidente di IIA -. Questo si traduce con un numero sempre maggiore di aziende che arrivano dall’estero: 50 società straniere entrate nel nostro mercato nel biennio 2021/22, e se ne prevedono altrettante nel prossimo“. Secondo il Politecnico di Milano, oggi l’80% dei manager ritiene prioritaria l’evoluzione digitale del business ma la filiera deve ridurre il gap di competenze, specie nei nuovi profili: ingegnere robotico, esperti di analisi dati e cybersecurity, cloud architect. L’associazione stima in 13mila i ruoli tech ricercati dalle compagnie nel 2023.

Aumentano anche gli intermediari assicurativi, il 69% contro il 44% di fine 2021, che vedono la digitalizzazione come una fondamentale miglioria al proprio lavoro, e non come un pericolo di disintermediazione verso la clientela. La pur cospicua fetta del business rappresentata dalle polizze integrate, sottoscritte durante o poco dopo l’acquisto di un altro prodotto, non sono affare da conoscenza ed expertise agenziale, giustamente già da tempo dirottato su tutt’altra tipologia di servizi. Per i consulenti la tecnologia è soprattutto l’occasione per ottenere un modello di distribuzione ibrido, fisico e digitale, e di elaborazione dati da cui trarre insights efficaci per polizze cliente-centriche.

Assicurazioni, doppia Sfida nel 2023: le esigenze della Generazione Z e i Competitor Digitali da integrare